Potenziali Evocati Acustici

ABR (Auditory brainstem response)

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BAER (Brainstem auditory evoked responses) o BAEP (Brainstem auditory evoked potential)

 

Le prime osservazioni sulle modificazioni dell’EEG umano in seguito a ripetuti stimoli sonori risalgono agli anni ’30; studi successivi evidenziano le molteplici risposte che si ottengono nell’uomo dopo stimolazione del sistema uditivo con uno stimolo acustico. Le risposte uditive evocate possono essere classificate in base alla latenza di comparsa dopo l’inizio dello stimolo in “precoci” (early: entro i primi 5 msec), “veloci” (fasi: tra i 2 e i 12 msec), “medie” (middle tra i 12 e i 50 msec), “lente” (slow: tra i 50 e 300 msec) e “tardive” (late: tra i 250 e i 600 msec).

(P.M. Rossini ’94)

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La scoperta fu casuale nel 1967 quando Sohmer e Feinmesser registrarono dei potenziali uditivi evocati da un elettrodo al lobo auricolare riferito al vertice, in un tentativo di trovare una tecnica non invasiva, non chirurgica per valutare il potenziale d’azione del nervo cocleare.

Gli ABR (Auditory Brainstem Responses) sono una serie di potenziali neurali a conduzione di volume registrabili dallo scalpo e che originano dalla via uditiva primaria del tronco encefalico. Mostrano picchi (positivi) e deflessioni (negative) quando l’elettrodo sullo scalpo registra una positività o una negatività rispetto ad un elettrodo di riferimento cefalico o non. (A. Martini e S. Prosser et al. 1994).

Soggetto

È necessario che il soggetto sottoposto all’esame sia rilassato. Nel caso dell’adulto, conviene farlo accomodare su un lettino (o poltrona) in modo che appoggi la testa e rilassi il più possibile i muscoli del collo e della faccia e in particolare quelli della mandibola che sono i principali responsabili degli artefatti elettrici muscolari.

Nel caso del bambino, si ottiene un esame migliore durante il sonno, sia spontaneo sia indotto farmacologicamente. Per facilitare il sonno si consiglia di programmare l’esame in un periodo della giornata in cui il bambino è abituato a dormire (es. dopo i pasti).

Tempo di analisi

Si consiglia un tempo di analisi di 10-15 ms. Un tempo di analisi maggiore di 15 ms a volte è richiesto per dimostrare le risposte estremamente tardive in determinate condizioni patologiche. Tempi di analisi di 15 ms sono inoltre essenziali per pazienti in età neonatale e registrazioni intraoperatoria.

Banda passante e filtri.

La banda passante per la registrazione BAEP è di 30 – 3.000 Hz ( -3 DB ).

Montaggio

Si raccomanda di posizionare gli elettrodi per la registrazione come segue: elettrodo attivo sul lobo auricolare ipsilaterale (A1 e A2 posizione del sistema internazionale 10-20) o processi mastoide sinistro e destro ( M1 e M2 ), elettrodo di riferimento sul cuoio capelluto (posizionato su Cz del S.I. 10-20). L’elettrodo di terra può essere posizionato in qualsiasi punto del corpo. Per comodità, si raccomanda di posizionarlo sul capo, per esempio, sul cuoio capelluto in una linea mediana frontale posizione (posizione Fz del S. I. 10-20). Le impedenze degli elettrodi devono essere < 5 KOhms .

  • Canale 1: elettrodo attivo sul lobo auricolare ipsilaterale allo stimolo o mastoide riferito a Cz (Ai o Mi – Cz )
  • Canale 2: elettrodo attivo sul lobo auricolare controlaterale allo stimolo o mastoide riferito a Cz (Ac o Mc – Cz )

Stimolo

Lo stimolo impiegato in questo tipo di test è un suono secco, prodotto inviando un’onda elettrica di tipo rettangolare di 100 µsec di durata a una cuffia audiometrica. Si stimola un orecchio per volta, per evitare che, nel caso di patologie che colpiscono un solo orecchio, il segnale normale generato dall’orecchio sano mascheri le alterazioni dell’orecchio malato. Ciononostante i click di stimolazione raggiungono anche l’orecchio controlaterale, pur con intensità molto ridotta, trasmessi dall’aria e dal tessuto osseo. Per evitare che questa stimolazione incrociata vada ad alterare il tracciato, è consigliabile mascherare l’orecchio controlaterale con un “rumore bianco” di fondo di 30-40 dB inferiore per intensità rispetto allo stimolo impiegato (Chiappa, 1997; Holliday e Te Selle, 1985).

L’intensità di stimolazione viene misurata in “decibel normal hearing level” (dB HL).

Tipo di stimolo: click di durata pari a 0.1ms (frequenza 11Hz), si stimola a 60 dB sopra la soglia uditiva.

Per ottenere un tracciato significativo è necessario effettuare 2 serie di almeno 500 stimolazioni alla velocità di 11 click al secondo. In alcuni casi è possibile aumentare questa velocità (Marshall, 1985; Shelton et al., 1993), anche se si va incontro ad una progressiva perdita di risoluzione del tracciato associata ad aumenti di latenza e diminuzione di ampiezza delle onde (Chiappa, 1997).

Componenti registrate

Onda I: E’ una rappresentazione del potenziale d’azione del nervo acustico nella sua porzione distale. Si ritiene che la risposta origini dalle attività delle fibre del nervo acustico che lasciano la coclea e entrano all’interno del canale uditivo.

Onda II: E’ generata dal nervo acustico quando entra nel tronco cerebrale.

Onda III: Origina dal collicolo olivare superiore. (giunzione ponto-bulbare)

Onda IV: Origina dal lemnisco laterale. (ponte)

Onda V: La generazione dell’onda V solitamente riflette l’attivazione di diverse strutture. Si ritiene che possa essere generata principalmente a livello del collicolo inferiore. (mesencefalo)

Onda VI: corpo genicolato mediale. (talamo)

Onda VII: radiazioni acustiche. (talamo – corticali)

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(Adams e Victor, 1985)

Analisi dei risultati

Le misurazioni devono includere quanto segue:1)    latenza di picco dell’onda I.2)    latenza di picco dell’onda III.3)    latenza di picco dell’onda V. 4)    Intervallo interpicco I-III5)    Intervallo interpicco III – V6)    Intervallo interpicco I-V7)    Ampiezza onda V8)    Rapporto ampiezza V – I

 

ABR e maturazione del SNC

L’impiego dell’ABR in neonatologia si presta a valutare, entro poche ore dalla nascita, le condizioni funzionali della periferia e della porzione sottotalamica delle vie uditive. Le risposte dei neonati differiscono notevolmente da quelle degli adulti.

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(P.M. Rossini ’94)

L’ABR del neonato a termine infatti è caratterizzato da una scarsa definizione delle onde II, IV, VI mentre le componenti maggiori (I, III, V) hanno delle latenze significativamente prolungate rispetto all’adulto, la variazione è più cospicua per le onde III e V, e di conseguenza anche le misure inter-picco I-III, I-V risultano prolungate. Sebbene la morfologia e l’ampiezza delle onde non siano indici clinicamente rilevanti, le ampiezze dell’onda I e III nel neonato sono, contrariamente all’adulto, uguali o più grandi dell’ampiezza dell’onda V. Entro i 12-18 mesi di vita (Desplant e Galambos 1980, Picton et al. 1981) l’ABR assume progressivamente le caratteristiche morfologiche ed i parametrici tipici dell’adulto. La “maturazione” avviene in modo differenziato: per l’onda I è completa entro i tre mesi, per le componenti più tardive la normalizzazione dei parametri richiede più tempo. L’evoluzione dei parametri dell’ABR riflette con tutta probabilità l’effetto di processi maturativi che continuano ad interessare tutto il SNC dopo la nascita.

Lauriola Matteo Francesco

UO Neurofisiopatologia

Casa di Cura Dott. Pederzoli Peschiera del Garda (VR)